A tutta prima sembrerebbe uno studio scabroso e soprattutto noioso, ma è come una bella donna velata e chiusa in drappi ruvidi. Se la si pratica e se le si dà un briciolo d’attenzione, finisce indubbiamente per conquistare ed il neofita si darà con ardore a cercare di farsi una collezione, conoscere almeno in figura i pezzi più rari ed importanti. E la passione non lo lascerà più per tutta la vita. Il materiale numismatico è talmente cresciuto che per ogni ramo occorre un trattato ed i libri sui vari argomenti sono tanti da formare una corposa biblioteca. Dallo studio della numismatica deriva necessariamente una cultura che ingentilisce lo spirito e solleva la mente. Attraverso la numismatica si diventa un po’ epigrafisti, si distinguono le forme d’arte, si controllano con buona approssimazione le epoche in cui l’arte sorge e decade, s’impara con diletto la storia del proprio paese o di una data epoca.

Dal momento che gli storici antichi, fra le non poche verità, circondate però dalla spirito di parte e dall’esagerazione dei fatti inerenti ai tempi pieni di favole, hanno anche molte bugie e contraddizioni, così le monete antiche servono a correggere quelle bugie o quelle verità alterate ed a precisare fatti non detti dagli storici. La numismatica è una scienza strettamente collegata con l’archeologia della quale risulta parte essenziale ed integrante. Prima di proseguire sarà opportuno dare ragguagli precisi sui termini molto spesso tecnici che sono connessi con lo studio e la ricerca sulle monete antiche. Iniziamo dal termine greco noémov, in latino nummus o (meno bene) numus. Entrambi collegati col termine ellenico nomoèv, tutti connessi con l’altro etimo noémisma, nel significato per eccellenza di usanza, consuetudine, costume, ma anche misura legale, editto, legge ed infine moneta. La parola latina moneta, derivata dal verbo monère, era il soprannome di giunone a motivo dei vari buoni consigli che essa avrebbe dato ai romani. Questi ultimi istituirono la prima zecca di stato proprio nel tempio di giunone moneta sull’aventino. Pertanto la moneta, intesa come denaro coniato, ammoniva sull’auctoritas reipublicae romanae. I falsari non avevano vita facile. Era prevista la pena capitale per chi falsificava monete. Altro vocabolo molto adoperato in antico, sempre presso i latini, era pecunia (=beni, sostanze, ricchezza, fortuna e quindi somme di denaro), connesso a pecus (=bestiame). Evidentemente quando non c’era la moneta, come oggi la si può intendere, si praticava la scomoda forma del baratto, consistente nello scambio di merci varie. Quindi chi possedeva molti capi di bestiame, sia di grande o di piccola taglia, era una persona agiata. Il denaro deriva dalla parola denarius, connessa col termine deni (=numero distributivo, col significato di “a dieci a dieci”), in quanto il denario era una moneta d’argento romana che valeva dapprima dieci, poi sedici asses, ossia quattro sextertii .
(quinarius = mezzo denarius, abbreviato con v)
(as, assis =originariamente di una libra, as libralis, dopo vari riduzioni riuscì finalmente ad 1/24 di libra, abbreviato con i)
(sestertius = semis-tertius, abbreviato in hs)

denario anonimo repubblicano dirittodenario anonimo repubblicano rovescioEsempio di un denario anonimo repubblicano coniato nel 211-208 av. Cr. Raffigura sul diritto la testa galeata di Roma a destra, dietro simbolo del valore x. Sul rovescio i dioscuri su cavalli veloci, armati di lancia, al di sopra delle teste due astri a sei raggi. In basso nel cartiglio rettangolare legenda Roma.

Altra questione molto dibattuta riguarda l’origine delle monete in forma discoidale. Gli studiosi non sono ancora riusciti a trovare una datazione precisa. Approssimativamente si fa risalire l’origine delle monete coniate ai lidi, abitanti dell’asia di fronte alle isole di Mitilene, Chio, Samo, all’incirca verso l’inizio del VII secolo A.Cr. Queste emissioni sono caratterizzate principalmente dal metallo oro o elettro (lega di argento ed oro, di solito tre parti di argento ed una di oro, ma la percentuale poteva essere aumentata o diminuita). La moneta ha una forma quasi di pepita, in quanto era allo stato naturale e su di essa, spesso da un solo lato, veniva impressa un simbolo indicante la polis o l’autorità emittente.

moneta in elettro diritto

Moneta in elettro (peso gr. 7,15) coniata nella ionia (650-600 a.cr.) Ø mm. 12, raffigura due galli che si affrontano, senza alcuna legenda. Sul rovescio vi è una punzonatura informe.

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